Al Conservatorio
Il corso accademico di Tamburi a cornice del Mediterraneo al Conservatorio «Saverio Arlia»: triennio e biennio, con esami e titolo di studio.
Quasi tutti pensano di sapere che cos'è un tamburello: qualcosa che si scuote. È il motivo per cui lo strumento è stato a lungo sottovalutato, e non è colpa di chi ascolta.
«Chi si è fatto un'idea del tamburello a partire dal modo privo di fantasia — scuoti e fai rumore — in cui di solito viene maltrattato, si ritroverà le orecchie spalancate davanti a come Andrea Piccioni suona questo strumento e i tamburi a cornice. Soprattutto nel suo solo, Piccioni ha tratto dai suoi tamburi una gamma sorprendente di timbri e di ritmi: dallo strumming rapidissimo al dito bagnato fatto scorrere sulla pelle, per ottenere bordoni simili a quelli di un bicchiere di cristallo.»
— Julian Maynard-Smith, Classical Source, Londra
Quella gamma non è una collezione di effetti: è un vocabolario. Ogni suono ha un nome e una funzione — il Dum grave al centro della pelle, il Pa schioccato, il Ta e il Ka sul bordo, il Cha del palmo che fa parlare i sonagli — a cui si aggiungono gli scuotimenti, i trilli e i rulli costruiti su sillabe ritmiche.
Tenere insieme la pelle e i sonagli, farli parlare come due strumenti distinti che suonano nello stesso momento: è lì che sta il lavoro dell'esecutore.
Il punto di partenza è il repertorio delle danze: la tarantella nelle sue forme — pizzica pizzica, ballo sul tamburo, siciliana, calabrese — e il saltarello. Sono il terreno su cui la tecnica si è formata, e restano il fondamento di qualunque lavoro serio sullo strumento.
Non sono però l'intero panorama. Il tamburello attraversa tutta l'Italia, con nomi, montature e modi di suonare che cambiano da una valle all'altra prima ancora che da una regione all'altra: ogni variante è la risposta pratica a un repertorio, a una danza, a un ambiente in cui si suonava.
Alcuni strumenti ispirati alla tradizione regionale italiana, costruiti da Biagio Panico.
Cambiano il legno, la concia della pelle, il modo di fissarla alla cornice — fascetta o chiodini — il diametro, i sonagli. Ridurre lo strumento a una sola tradizione significa perderne la metà.
Il tamburello lo immaginiamo — e oggi lo pratichiamo — come strumento etnico-popolare. Le fonti raccontano anche un'altra vicenda.
Da anni lavoro su una ricostruzione storica dello strumento nella musica colta europea: un passaggio nel mondo colto, borghese e aristocratico, soprattutto di area anglosassone, fra il Settecento e l'Ottocento. È un capitolo che la letteratura organologica italiana tocca poco, perché guarda giustamente alle tradizioni regionali, e che ho ricostruito attraverso fonti iconografiche, documenti d'epoca e musicologia inglese e statunitense.
Quella ricerca è diventata un libro: Il tamburello in Europa tra 1700 e 1800, in uscita per Squilibri editore nell'ottobre 2026. Il libro
Il metodo che ho elaborato punta a fare di chi suona e del suo strumento una cosa sola, attraverso un'analisi tecnica, posturale ed espressiva.
La riduzione della tensione, l'equilibrio, l'allineamento dei due emisferi cerebrali e l'uso consapevole del corpo permettono di ridurre i problemi legati all'atto del suonare e costruiscono una consapevolezza che sviluppa suono, velocità e precisione. È un assetto mentale prima ancora che una tecnica: allineare mente, corpo e strumento.
Il sistema è semplice e facilmente riproducibile, e proprio per questo ricco di sviluppi: funziona con chi non ha mai preso in mano un tamburello e con chi lo suona da vent'anni. Si applica ai tamburi a cornice con e senza sonagli, e apre l'uso dello strumento a qualsiasi contesto musicale — jazz, musica antica, world, live electronics — senza abbandonare la lingua da cui viene.
Da questo percorso è nato Il Tamburello. Arte, storia, tecnica (Kurumuny, 2024), il primo metodo dedicato al tamburello moderno: bilingue italiano-inglese, con i video delle tecniche richiamabili da QR code.
Qui sto suonando Euterpe, il tamburo muto accordabile della serie Muse.
Insieme alla tecnica ho sviluppato gli strumenti. Nascono da un'esigenza concreta: quello che volevo suonare non esisteva ancora.
La serie Muse raccoglie tamburi a cornice che ho concepito e dedicato alle Muse, le divine ispiratrici delle arti nell'antica tradizione ellenica. Li costruisce il liutaio Biagio Panico, interamente nel Salento, in quello che è forse il più nobile dei legni: l'ulivo, difficile da lavorare ma dalle qualità uniche, usato in Italia da secoli per cornamuse, ciaramelle e nacchere.
Amelia porta il nome di mia nonna, mancata mentre quello strumento veniva costruito. È dedicato alla sua memoria: nel catalogo è musa ad honorem.
«Andrea Piccioni suona quel pandeiro tipico dell'Italia, con una tecnica che usa il dorso della mano. È un'enciclopedia musicale, un profondo conoscitore di tutti i ritmi del Medio Oriente. Suona con molta forza, con una velocità astronomica, e canta anche!»
— Marcos Suano, Brasile
Il corso accademico di Tamburi a cornice del Mediterraneo al Conservatorio «Saverio Arlia»: triennio e biennio, con esami e titolo di studio.
Tre percorsi video, dal principiante all'avanzato, da seguire quando vuoi e da qualsiasi parte del mondo.
Laboratori e masterclass in festival, conservatori e scuole, in Italia e all'estero. Aperti a chi conosce già lo strumento e a chi non l'ha mai preso in mano.